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Frammenti di Storia cinese

I primi contatti con
l'Estremo Oriente:
Marco Polo e "Il Milione"

Statua di Marco Polo a Hangzhou, Cina
Statua di Marco Polo
Hangzhou, in Cina
Per tutto il corso del Medioevo, l'Asia rimase per gli Europei un continente misterioso, popolato da animali ed individui fantastici. Una svolta si ebbe tra l'XI ed il XII secolo, allorché i mercanti delle città marinare - per l'Italia Genova, Venezia, Pisa e Amalfi - fondarono << nel vicino Oriente, in Egitto, nell'Impero Bizantino e in molte isole mediterranee >> (Cardini, p. 24) delle colonie commerciali, sull'ondata del movimento crociato. Questo perché l'Europa, già dall'antichità con i Romani, aveva bisogno delle spezie orientali per la medicina, per la manifattura tessile, per la cosmesi, ma anche d'importare la preziosissima seta, molto ricercata per i mercati occidentali.

In questo quadro storico s'inserisce l'avventura di Niccolò e Matteo (o Maffeo, come riportato in alcuni articoli a carattere enciclopedico) Polo, rispettivamente padre e zio di Marco, il quale ci ha lasciato il resoconto del suo lungo viaggio, in cui si narrano << molte novitadi della Tartaria e delle tre Indie e d'altri paesi assai >>, come scritto nella premessa, e come vedremo in seguito.

I Polo avevano infatti una società commerciale a Venezia fondata da Andrea Polo, loro padre - e quindi nonno di Marco - e avevano delle << case di commercio >> a Costantinopoli e a Sudak, sul Mar Nero. Attratti però dalle possibilità commerciali che potevano prospettarsi spingendosi ulteriormente ad est, giunsero fino a Bukhara. Fatto sta che, raggiunto il loro scopo, dovettero tardare il rientro a Costantinopoli a causa di una guerra scoppiata fra sovrani mongoli. Seguirono così - dopo circa tre anni - un'ambasceria persiana diretta al Gran Kan Kubilai, attraversarono il Tien-Scian e il deserto di Gobi, giungendo fino a Pechino. Kubilai, che li accolse con tutti gli onori, offrì loro mercanzie di ogni genere, e soprattutto affidò loro una missione importantissima, che probabilmente non ebbe uguali nella storia dei rapporti diplomatici tra Oriente e Occidente: un'ambasceria al Papa di Roma! Prima dei Polo, solo alcuni missionari erano giunti nelle steppe del Gobi: personaggi come Giovanni dal Pian del Carpine e Guglielmo di Rubruck si erano avventurati fino a Caracorum!

Itinerari dei viaggiatori europei nel XIII secolo

Itinerari dei viaggiatori europei nel XIII secolo


Tornati così a Venezia dopo quasi dieci anni (erano partiti nel 1260 o 61), fecero quanto richiesto dal sovrano orientale. Ripartirono con il figlio Marco nel 1271, con la benedizione di papa Gregorio X, che era stato da poco eletto. Quest'ultimo chiese loro di consegnare al Gran Kan alcune lettere al fine d'instaurare un rapporto diplomatico duraturo.
I Polo consegnano dono al Gran Khan da parte di Gregorio X
I Polo consegnano al Gran Khan
doni da parte di Gregorio X


Giunsero nuovamente in Cina - a Shang-tu, residenza estiva di Kubilai vicino a Pechino - quattro anni dopo. Avevano attraversato la Persia, l'Afghanistan, il Kashmir e avevano ripercorso l'antica Via della Seta.


Il Milione

L'opera, conosciuta inizialmente come il Devisement du monde, poi nota anche come Livre des Merveilles e poi Il Milione, fu la principale fonte di conoscenza dell'Oriente durante tutto il Rinascimento. Scritto da Rustichello da Pisa, già autore di romanzi cavallereschi - dopo aver sentito i racconti del lungo viaggio in Oriente di Marco, storie che alleviavano le terribili giornate trascorse in prigionia a Genova - Il Milione è << a metà fra il testo memoriale autobiografico, il manuale geoantropologico, il taccuino d'appunti del mercante e il reportage cronistico >> (Cardini, p. 23).

Pagina miniata del Livre des Merveilles
Pagina miniata
del Livre des Merveilles
Ne Il Milione vengono illustrate un gran numero di località di quello che era il vasto Impero cinese del tempo, con curiosità di storia, d'usi e di costumi locali, soprattutto delle regioni centrali - nel libro chiamate Mangi - e della metropoli chiamata Quinsai, oggi Hang-ciou, che già in quell'epoca vantava più di un milione e mezzo di case, migliaia di opifici e di bagni pubblici, dove Marco fu agente o commissario per conto del governo. Infatti, dopo aver imparato molte lingue e dialetti, e dopo aver ottenuto la stima dell'Imperatore, gli furono affidate molte missioni che lo condussero, solo per citarne alcune, attraverso la provincia dello Shan-si, al di là dello Huang-ho (Fiume Giallo), ricca di città e di castelli; nella città di Sin-gan-fu, capitale dello Shen-si; nella città di Cing-fu, capitale del Sze-ch'wan, e ancora fino in Tibet, nelle provincie meridionali del Caragian e al di là dello Yang-tze-kiang. Ottenne addirittura il governo di una città sita a nord-est dell'attuale Nanchino, Jangiu, reggenza che tenne a momenti alterni tra il 1282 ed il 1287. Nel 1292, nonostante gli iniziali rifiuti di Kubilai, Marco e i suoi parenti, Nicolò e Matteo, iniziarono il viaggio di ritorno a Venezia. E ciò accadde perché si presentò loro un'occasione alquanto inaspettata: "Arcon", sovrano tartaro di Persia, chiese al Gran Khan una principessa come moglie. Purtroppo l'ambasceria che scortava la fanciulla dovette tornare a Pechino, dopo ben otto mesi di viaggio, a causa delle difficoltà incontrate lungo il cammino, in primo luogo l'ostilità di Caydu, dominatore del Turkestan e acerrimo nemico di Kubilai. Così la spedizione fu riorganizzata per via marittima, sotto la guida dei Polo. Dopo aver navigato lungo le coste di quasi tutta l'Asia meridionale, giunsero nel Golfo Persico, ad Hormuz: dei seicento uomini di cui era composto l'equipaggio, arrivarono solo in diciotto. Conclusa la missione, passando da Tabriz, Trebisonda e Costantinopoli, giunsero finalmente a Venezia. Dopo la battaglia di Curzola, avvenuta tra Venezia e Genova nel 1292, Marco fu imprigionato nella città ligure dove conobbe Rustichello da Pisa, che marciva là dentro già dal 1284, l'anno in cui Genova batté Pisa nella ben conosciuta battaglia della Meloria, di fronte alle coste dell'attuale Livorno. La prigionia di Marco durò appena un anno, ma fu più che sufficiente per raccontare a Rustichello una parte delle sue avventure.

Tuttavia quest'opera soffre di alcune lacune - ad esempio non c'è alcuna menzione della Grande Muraglia, che Marco deve aver visto, così come non dice niente dell'uso del tè - e presenta stravaganti descrizioni, come l'esistenza di uomini dalla testa di cane abitanti il Ceylon. Forse è esagerato affermare, come alcuni studiosi hanno fatto, che Marco in Cina non ci sia nemmeno mai stato, ma purtroppo tali mancanze o integrazioni fanno sorgere degli interrogativi non indifferenti. E' anche vero che Marco avrebbe riferito a Rustichello che gli aveva raccontato solo metà di quanto aveva realmente visto in quelle terre lontane, ed è anche vero che il manoscritto originale de Il Milione, scritto probabilmente in un dialetto franco-italiano, è oggi perduto, e che già nel Rinascimento, in Europa, ne circolavano più di un centinaio di copie, tutte diverse tra loro in molti contenuti. Inoltre lo stesso Rustichello, lavorando molto di fantasia, avrebbe aggiunto personaggi fantastici fondendoli con altri realmente esistiti, come nel caso del Prete Gianni, un mitico re cristiano - mai realmente esistito - abitante in un paese orientale, identificato << con il signore dei tatari, abitanti della Cina del Nord >> (Bergreen, p. 102), acerrimo nemico di Gengis Khan o Cinghys Cane, contro il quale quest'ultimo ingaggia una battaglia, ben descritta da Marco, che lo vede vincitore: Gengis aveva scritto al Prete Gianni di poter avere in moglie una delle sue figlie, ma la risposta colorita - anzi, piuttosto arrogante, si potrebbe dire - di quest'ultimo aveva scatenato le ire del Gran Khan, che lo portò ad iniziare una battaglia talmente sanguinosa da essere << la maggiore battaglia che mai fosse veduta. E fu il maggiore male dell'una parte e dell'altra; ma Cinghys Cane vinse la battaglia, e fuvvi morto lo preste Giovanni. >> (Polo, cap. LVI).

Ma a prescindere da tutte le diatribe storiche e storiografiche sull'argomento, c'è da dire che l'avventura di Marco solleticò la fantasia dei lettori europei occidentali, essendo stato il primo a riportare dell'esistenza di luoghi sconosciuti come il Giappone, da lui chiamato Zipagu (Polo, cap. CXXXVIII), il cui nome è derivato dal cinese "Sci-pen-cuo" o "Reame del sol levante", a parlare di terre poco conosciute come il Tibet e le vette del Pamir, il deserto di Lop e del Gobi (mète riscoperte dai viaggiatori europei solo nel XIX secolo), il Laos, la Tailandia, la Siberia, l'arcipelago indiano e molte altre ancora, senza contare le osservazioni sulla società, sotto ogni aspetto, sulle risorse quali il carbon fossile e i pozzi di petrolio, sulla carta moneta, su animali come tigri, volpi, martore, rinoceronti, su vari tipi di uccelli sconosciuti e di piante come la canna da zucchero, il bambù, l'albero del pane e via discorrendo. Oggi, per il lettore curioso e magari non molto esperto, segnaliamo nuovi studi sull'argomento: Vito Bianchi, Marco Polo. Storia del mercante che capì la Cina, Roma- Bari, Ed. Laterza, 2007.

Fabio Figara




Bibliografia:

Marco Polo, Il Milione, Milano, RCS Libri S.p.A., 2003;

AA. VV. Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, 1949 e succ. edizioni, voce "Polo, Marco", pp. 719-23;

Laurence Bergreen, Oltre i confini del mondo, Milano, Garzanti Libri S.p.A., 2004, pp. 100-102;

Franco Cardini, Il viaggio in Oriente - Missione Impossibile, in "Medioevo. Un passato da riscoprire", n. 6 (101), giugno 2005;

Vito Bianchi, Marco Polo. Storia del mercante che capì la Cina, Roma- Bari, Ed. Laterza, 2007.



Nota:
le immagini "Statua di Marco Polo a Hangzhou in Cina" e "Pagina miniata del Livre des Merveilles" sono tratte da Wikipedia, nella pagina relativa;
le immagini "Itinerari dei viaggiatori europei nel XIII secolo" e "I Polo consegnano al Gran Khan doni da parte di Gregorio X" sono tratte da "Medioevo. Un passato da riscoprire, n. 6 (101), giugno 2005".

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